Venerdì, 29 febbraio 2008
La sicurezza condotta dal'IT è destinata a diventare un ricordo ? (Fonte: ANSSAIF)
Un recente articolo sulla rivista dell'Associazione ISACA cita una indagine di Gartner Group dalla quale emerge che la Sicurezza
non è più nei primi 10 obiettivi di business ed è al sesto posto nelle priorità di investimento.
L'articolista, past president internazionale di ISACA, si domanda se questo atteggiamento è coerente con i nuovi pericoli
che si affacciano in questo 21.esimo secolo, proprio quando le aziende (ed i consumatori che vi si riferiscono) dipendono sempre
più dalle tecnologie dell'informazione. Ciò richiede sempre più l'integrazione di "differenti funzioni, in
precedenza responsabili di specifici aspetti della sicurezza in una entità capace di riconoscere, prevenire e reagire a
qualsiasi minaccia a livello corporate".
Forse, commenta l'articolista, le aziende hanno investito parecchio negli ultimi anni (SOX, DRP, ecc.) ed ora le priorità
sono diventate altre. Da tempo, invece, ANSSAIF ed altre più importanti associazioni denunciano l'esigenza di un radicale
cambiamento organizzativo, focalizzato sulla massimizzazione delle sinergie e fondato sulla consapevolezza e compartecipazione,
(più orientato alla cultura della sicurezza e del controllo, diciamo noi di Impronta Digitale) ai fini di contrastare
più efficacemente i nuovi pericoli legati ad una crescente criminalità favorita anche da una sempre maggiore
ricerca del benessere a tutti i costi e da una sempre più debole percezione del livello di illegalità.
Vi è l'esigenza non solo di concentrare la responsabilità complessiva, ma di una compartecipazione di tutta
l'Azienda nella protezione da qualsiasi minaccia (ad es. il redivivo Social Engineering...) che possa colpire la "filiera" dei
processi e delle risorse aziendali (informative, immobiliari, umane, strumentali,..), tese queste a fornire i prodotti
concordati al Cliente.
Bisogna anche riuscire a limitare i danni in presenza di crimini portati avanti da personale interno, o da eventi, naturali o
provocati, di ampia estensione e di lunga durata, oppure non tipicamente legato all'informatica, quale ad esempio la carenza
di liquidità.
Una domanda: quante aziende si sono preparate a disastri di lunga durata ? Gartner Group afferma che la maggior parte dei piani
di business continuity prende in esame disastri che durino al massimo 7 giorni. Queste aziende si sono almeno poste la domanda
"e se dovesse durare due settimane ? Che conseguenze avremmo ? Le potremmo accettare ?".
Tutto ciò richiede un mutamento di approccio, maggiore consapevolezza, chiarezza di ruoli, condivisione di obiettivi,
un dialogo più chiaro ed allineato su obiettivi di business, l'attenzione ai segnali (leggi: la raccolta degli incidenti),
la cura della leadership, una conoscenza non superficiale dei propri collaboratori, il rispetto delle persone e delle loro
esigenze, e, per tutti, amore verso la propria azienda.
Il che si traduce anche nel preoccuparsi per la sua continuità operativa, per il livello di servizio offerto,
per l'immagine sul mercato. Una indagine telefonica su 300 dipendenti di aziende ha rilevato che il 50% ha qualche attenzione
per la sicurezza, ma ben il 75% è preoccupato per la sicurezza di casa sua! Ecco perchè è importante il
dialogo, la comunicazione, eseguire simulazioni di eventi disastrosi, nonchè la continua verifica di efficacia dei piani,
l'analisi dei rischi e delle vulnerabilità, con forti responsabilità nelle strutture operative e di business.
Cosa fare per prima cosa.
Il primo intervento deve essere sulle strutture specializzate in tema di Sicurezza (logica, fisica, business continuity, ecc.)
e nel chiarire ruoli e responsabilità per la protezione degli assets e della continuità di servizio, domandandoci
se, ad esempio, strutture quali il Risk Management o la Direzione del Personale, sono efficacemente preparate e coinvolte in tema
di mitigazione del rischio.
Giovedì, 31 gennaio 2008
Aggiornamenti dal mondo del Cybercrime (Fonte: CLUSIT, ANSSAIF e COMPUTERWORLD)
Worm Storm
L'attacco del worm Storm prosegue, e si conferma come uno degli worm più persistenti degli ultimi anni.
Come riportato da Network World (www.networkworld.com), Storm continua ad evolvere
aggiungendo nuove minacce (in particolare un rootkit) ed incrementando la propria pericolosità.
Per quanto, come scrive Network World, il rootkit installato da Storm è relativamente "vecchio", e quindi rilevabile da
alcuni software di sicurezza, non è un problema da sottovalutare.
Attenzione, quindi, a trattare i messaggi di posta elettronica "sospetti" con la massima cura.
(Autore: Mauro Cicognini)
Campioni del mondo ma perdenti nel quotidiano
Un incidente informatico al Tribunale di Genova riporta alla cruda realtà: vinciamo i campionati del mondo di
security ma non difendiamo le risorse preziose che abbiamo attorno a noi.
L'ho detto su Nova100, si dice "intrusione di hacker" ma ho l'impressione che sia un "semplice" worm che si diffonde per la
mancanza di regole minime di sicurezza, per mancanza di formazione di chi usa i sistemi, per mancanza di consapevolezza
dell'importanza che ha la difesa dei sistemi informativi per la nostra vita di tutti i giorni. Cosa mi fa dire che non penso
si tratti di una intrusione di hacker ? Perchè ho grande rispetto dei "nemici", se fossero stati hacker, che sono si
dei banditi ma sono bravi, preparati, intelligenti, determinati, il sistema sarebbe stato devastato.
(Autore: Gigi Tagliapietra)
Email di phishing: la situazione attuale.
Lo spamming sta aumentando l'intensità dei suoi picchi (anche di nove volte in raffronto al precedente),
la tipologia di email è la stessa da mesi, tranne, come vedremo, che per il phishing.
Ad oggi, le email di spamming si possono dividere nelle seguenti categorie:
- phishing (tese ad ottenere le credenziali di accesso al proprio conto on line);
- vendita di prodotti (medicinali, orologi, ecc.);
- scommesse;
- suggerimenti (es: investimenti in azioni, interventi per migliorare le "prestazioni", opportunità di lavoro, ecc.);
- richieste di contatto (ragazza russa sola, erede unico di un'ingente fortuna, ecc.);
- vincite alla lotteria;
- saluti (biglietti augurali, messaggi vocali, ecc.).
A volte le email pervengono ad ondate successive. In alcuni casi, inondano con centinaia o migliaia di email i domini di una
determinata Azienda o Ente, in modo da provocare un forte rallentamento nella ricezione della posta e riempire le caselle,
se non prontamente svuotate.
Anche quelle di phishing, una volta più discrete, ora arrivano a gruppi e, molto spesso, con il risultato che il ricevente
nemmeno le legge, e le cancella tutte in un colpo solo. Infatti, risultano pervenire da quattro o cinque banche diverse,
come se tutti avessero più rapporti di conto on line con così tante banche!
Possiamo raggruppare le email di phishing in base alla tipologia di messaggio che viene inviato, vuoi positivo (ad esempio,
per prevenire atti criminali o quale premio), o negativo (ad esempio, perchè l'utente ha sbagliato più di tre
volte l'immissione della password).
Vediamo le diverse tipologie:
POSITIVI:
la banca o Ente emittente la carta di credito è attento alla sicurezza; con la email inviata chiede la verifica dei dati
per l'accesso online, oppure per attivare un rapporto di conto (in alcuni casi la email dice che il codice dispositivo
arriverà via posta, ma per attivarlo bisogna digitare le credenziali, e quindi il codice dispositivo!
Ciò è interessante, in quanto sembra che con queste email i criminali puntino a clienti con qualche problema di
comprensione o fortemente distratti, e tutto ciò fa riflettere sulla reale composizione dell'universo degli utilizzatori
di funzionalità offerte dal mondo finanziario e sulla possibile percentuale di utenti con ridotte capacità critiche);
un addebito sul conto è andato a buon fine; se il Cliente ha qualche rimostranza, acceda al conto digitando le note
credenziali (è ovvio che, nella mente dell'ignoto criminale, il Cliente sprovveduto accede subito per vedere di che si
tratta!); il Cliente è stato premiato per la sua fedeltà all'accesso online: per ottenere la vincita (da 350 a 500
euro a seconda dell'Azienda) si deve accedere al conto digitando le credenziali, ovviamente!
NEGATIVI:
la banca o Ente è intervenuto bloccando il conto; ciò per una di queste cause: tentativi di accesso che hanno
provocato il blocco della password, accesso da un indirizzo del Cliente diverso da quello solitamente utilizzato (in questo
caso si nota una incongruenza: l'accesso è bloccato, ma si chiede comunque al Cliente di digitare le credenziali per
accedere!); un accredito è stato bloccato, in quanto vi sono delle irregolarità; il Cliente acceda al conto per
correggere tali difformità.
Ciò che fa piacere osservare, è sia come le Aziende - tramite l'Autorità Giudiziaria - intervengano
immediatamente per bloccare gli indirizzi Internet forniti dalle email di phishing, sia sulla efficacia dei più recenti
software prodotti per difendere i computer (antiphishing, antispamming, personal firewall, ecc.).
In conclusione, ci sembra che, per le ragioni di cui sopra, la situazione phishing, a tre anni dal suo manifestarsi,
appaia oramai avere un lento declino nell'area dell'efficacia. Una preoccupazione, invece, ci assilla. Come scritto diversi mesi
fa, e riportato anche dalla stampa specializzata, non si assiste da tempo ad un attacco virus massiccio. Aumentano invece gli
spyware ed i malware, ossia, programmi atti a catturare le informazioni digitate sul computer ovvero a dirottare su siti
criminali gli utenti. Appare pertanto esserci una stretta correlazione fra i due fenomeni. Infatti, qualora vi fosse un massiccio
attacco di virus teso a boccare le comunicazioni o a distruggere il contenuto dei computer, gli utenti interverrebbero
con tempestività e senza tentennamenti nel migliorare le difese dei computer.
Il consiglio, quindi, che ci sentiamo di dare, è chiaramente quello di adottare misure periodiche quali le seguenti:
- sensibilizzare gli utenti ed i Clienti sui possibili rischi nei quali possono incorrere se: non aggiornano il software a
protezione del computer utilizzato; evitano di accedere a siti non conosciuti; non scaricano musiche o filmati o foto da siti
sconosciuti;
- intensificare i controlli sui computer, specialmente alla ricerca di spyware; possibilmente eseguire la scansione del pc
tramite un antivirus o software diverso da quello dell'antivirus attivo sul computer;
- mettersi in allarme in caso di attività insolita del computer (da non confondere con l'aggiornamento in background
del software di sistema).
(Autore: Luca Bechelli - Fonte: ANSSAIF e COMPUTERWORLD)
Mercoledì, 9 gennaio 2008
Rapporto Clusif (France) sul Cybercrime: bilancio 2007 (fonte: CLUSIT)
Come ogni anno, il CLUSIF ha presentato un rapporto sugli eventi più significativi che hanno caratterizzato
l'anno precedente, in materia di cybercrime. La presentazione è disponibile in lingua francese (prossimamente anche
in inglese) sul sito del CLUSIF.
Il rapporto di quest'anno è particolarmente interessante, ricco di riferimenti e di documentazione.
Tra gli argomenti emergenti:
1. Mondes virtuels : l'appeal du gain
2. Perturber, d'estabiliser…
- Attaques en reputation
- Le hacking pour focaliser l'attention ?
- Espionnage industriel
- Reseaux sociaux, opportunites de malveillance/renseignement
3. Sophistication des attaques
4. Enjeux malveillants sur le e-Commerce
- Fraude aux cartes bancaires via Internet
- Escroqueries via les sites d'enchontres
5. Evocation de faits marquants
- Cyber-guerre - Estonie
- Cyber-attaques chinoises
- Enjeux de securité sur les infrastructures SCADA
Lunedì, 8 gennaio 2007
Linea dura dei Garanti: gestori di telefonia, Telemarketing/Telespamming. Sanzioni in arrivo.
Nella calza della befana, carbone per i call center. Lo annuncia il Garante della Privacy in un comunicato del 28
dicembre 2006, che ha la concisione di un ultimatum a mezzo stampa.
Con un provvedimento di carattere generale del
febbraio 2006 (vedi marzo 2006) il Garante aveva emanato disposizioni con effetto da maggio 2006, volte a contrastare
pratiche elusive, o peggio, principalmente relative a:
• trasparenza dei soggetti che a vario titolo trattano i dati nell'ambito del telemarketing esternalizzato;
• identificazione esatta di ruoli e responsabilità verso il consumatore;
• chiarezza nelle finalità commerciale del contatto telefonico, in ordine alla acquisizione lecita di dati
e di contratti;
• obblighi di previa dichiarazione delle fonti dei dati utilizzati per il contatto, dell'essenzialità o meno
dei dati richiesti al consumatore, dei diritti del consumatore in quanto interessato;
• obblighi di previa acquisizione del consenso a ricevere le proposte contrattuali;
• management dei dati ai fini dell'effettiva possibilità di esercitare i diritti dell'interessato
(conoscenza dell'esistenza, rettifica, cancellazione);
• management dei dati ai fini della pattuizione scritta di contratti eccedenti determinati parametri numerici;
Come rilevato a suo tempo, salvo che per l'ultimo dei punti precedenti, il provvedimento si limitava a una "spiega" del
disposto già abbastanza esplicito della norma.
In sostanza: un sollecito bonario a smetterla di far finta di nulla rivolto a quei tanti o pochi player un pò troppo
aggressivi e/o disinvolti nel mettere a profitto l'onda di piena del telemarketing, ma formalmente indirizzato a tutti.
Gli esiti sembrano al Garante così deludenti da convincerlo a scendere dichiaratamente sul terreno operativo con proprie
iniziative dirette e puntuali, sempre fatti salvi ulteriori provvedimenti regolamentari necessari o opportuni.
Dunque: enumerazione pro-memoria delle più recenti sanzioni comminate in materia; conferma dei già noti accordi
di collaborazione con la Guardia di Finanza, con la notizia dell'avviamento di propria iniziativa delle ispezioni; precisazione
a futura memoria che, ove dalle ispezioni emergessero violazioni o altri illeciti (specie quando sia registrata la
volontà del consumatore di non essere più disturbato con offerte commerciali indesiderate) le sanzioni adottate
potranno comprendere misure di divieto del trattamento dei dati personali.
Il metodo incrementale del Garante pone i player di fronte all'applicazione di sistemi che dovrebbero essere già
implementati, testati e funzionanti, ma che evidentemente non lo sono. E' accademico a questo punto chiedersi il perchè.
Ciascun operatore o rivenditore, comunque, dovrebbe ormai conoscere la propria posizione nella matrice qualità-prezzo /
prudenza-aggressività e sapere con ragionevole approssimazione cosa aspettarsi.
Problemi inattesi possono invece nascere dall'impatto concomitante dei provvedimenti di authority diverse. E' il caso
dell' Allegato A alla Delibera 664/06 CONS del Garante
delle Telecomunicazioni, anch'esso con effetto da gennaio 2007, recante disposizioni a tutela dell'utenza nei contratti
a distanza. Il provvedimento, la cui fonte di riferimento è il Codice del Consumatore, prevede tra l'altro:
› l'obbligo di fornire di iniziativa informazioni ulteriori (rispetto alle informazioni obbligatorie a tutela della
privacy), al principio e in determinati casi al termine del contatto telefonico;
› l'obbligo di fornire nel corso del contatto gli estremi della pratica aperta e il recapito dell'operatore, in caso
di manifesta volontà del consumatore di concludere il contratto;
› obblighi generali di chiarezza dello scopo commerciale (= stop ai falsi concorsi) e di buona fede, valutati alla
stregua delle esigenze di protezione delle categorie di consumatori particolarmente vulnerabili;
› la facoltà di comprovare l'acquisizione del necessario consenso informato, mediante la registrazione
integrale della conversazione telefonica, se consentita dall'utente, e così di stipulare mediante spedizione del contratto
incluso contemporanea all'attivazione del servizio; ovvero l'obbligo di acquisire il consenso mediante modulo che l'utente
deve ricevere prima o al più tardi contemporaneamente all'attivazione del servizio.
Sebbene le sanzioni stabilite per l'inosservanza del provvedimento (vedi) siano sempre in capo all'operatore,
la disciplina andrà con ogni evidenza a impattare tanto sulle procedure dei dealer, che sui patti operatori-dealer
e le eventuali controversie in dipendenza dei patti, che sulle tecnologie e le operation dei dealer, in particolare nel caso
in cui si decida di implementare processi di registrazione delle conversazioni.
Martedì, 31 ottobre 2006
Nuovo attacco di Phishing tramite SMS (Fonte: ANSSAIF)
CyberCrime
Abbiamo appreso che una nuova truffa avviene tramite SMS ed è indirizzata ai Clienti
che hanno chiesto di essere avvisati, con tale mezzo, di una spesa avvenuta con la propria carta di credito.
La nuova frode avviene in questo modo.
Al correntista perviene un SMS che notifica la presenza di problemi e invita a connettersi (un possibile testo
è il seguente: "Attenzione, chiami il numero 0Y-XXXXXXX per verificare la transazione effettuata
con carta di credito al fine di evitarne usi fraudolenti"). Una volta ottenuti i dati della carta dal Cliente
(che era il fine ultimo del criminale!), la comunicazione telefonica cade o la sua prosecuzione viene rimandata
ad un altro momento ("guasti tecnici", una delle motivazioni). Il cellulare riceverà poi un SMS (questa volta vero)
dal quale risulterà che è stata fatta una spesa consistente!
La raccomandazione è sempre la stessa: non fornire mai i dati personali, anche se sembra che la richiesta
pervenga da una fonte certa! Non dare per esatti i riferimenti del richiedente!
La buona norma, da ricordare ai nostri Clienti, è quella di essere loro a contattare - in questi casi
- la banca o la Società che gestisce la carta di credito e chiedere conferma della veridicità
della richiesta.
(ANSSAIF - Associazione Nazionale Specialisti Sicurezza in Aziende di Intermediazione Finanziaria. Per ulteriori
approfondimenti: www.anssaif.it)
Lunedì, 2 Ottobre 2006
L'Indagine CSI / FBI 2006 (Fonte: ANSSAIF)
E' stata recentemente trasmessa la Web Conference nella quale sono stati illustrati,
a grandi linee, i risultati della nota indagine condotta dal Computer Security Institute.
Il dato che risalta di più è quello relativo alle perdite economiche subite dalle aziende
del campione (615 aziende; quelle di intermediazione finanziaria rappresentano il 17% del totale; le
aziende medio - grandi sono il 64%).
Infatti, il totale di quest'anno (268.000 US $) è in linea con i dati dell'anno scorso, ma di gran
lunga meno di quanto emerse nel 2001 (3 milioni di $) e nel 2002 (circa 2 mil.$).
Apparirebbe quindi esserci una contrapposizione fra una generale percezione di aumento nelle perdite subite
a causa di crimini informatici, e le risultanze di questa indagine, che è nota per la sua serietà.
A titolo di curiosità, citiamo un'altra indagine americana, che aveva stimato, una perdita economica
complessiva per "security incidents" di quasi 31,7 mil.di dollari nel 2005.
Il danno più elevato lo aveva segnalato sotto la voce "Viruses", con 12 milioni di $.
Per completezza informativa, bisogna citare alcune perplessità che abbiamo recepito sul sistema
di rilevazione adottato. L'indagine CSI / FBI mette invece in luce un crollo netto nei danni subiti e
nell'incidenza della maggior parte delle tipologie di attacco.
Ad esempio, gli attacchi di virus (trojans, worms) che erano stati segnalati nel 2001 da oltre il 90% del
campione, nel 2006 è stato indicato da poco più del 60% delle aziende.
Se è vero che le "difese" sono nel frattempo aumentate e che è cresciuta la sensibilità
a questo problema, è altresì vero, come risulta dall'indagine, che vi sono ancora aziende prive
di sistemi di difesa adeguati (antivirus, firewalls, intrusion detection systems, ecc.).
Ma non solo. Se osserviamo altri indicatori, notiamo che esistono ancora delle "resistenze" ad un
rafforzamento delle misure di sicurezza; infatti, il dato relativo agli investimenti in Sicurezza è
ancora basso (solo il 40% delle aziende dedica oltre il 2% del budget dell'ICT alla Sicurezza) e ben il
5% degli intervistati ha dichiarato di non applicare alcun sistema finalizzato alla verifica di efficacia
delle misure di Sicurezza (è come dire: "..che me ne importa se non sono protetto": l'importante è
non saperlo!).
Sembrerebbe quindi che il mercato americano presenti ancora delle elevate debolezze in ampi settori economici.
Sorge quindi il dubbio che la "fotografia" del CSI sia inficiata o dal fatto che in questo ultimo periodo gli
attacchi "virali" non siano stati così feroci come in passato, oppure dalla volontà di nascondere
gli attacchi subiti (paura della cattiva pubblicità?). A riprova che la seconda motivazione potrebbe essere
la più attendibile, possiamo citare le risposte date alla domanda: "quali azioni sono state adottate
dopo una intrusione sul computer negli ultimi 12 mesi?".
Solo il 35% (circa 100 aziende) ha dichiarato di avere presentato una denuncia. Ma, ancora più interessante,
a questa domanda ben 300 aziende su 615 non hanno risposto!
(ANSSAIF - Associazione Nazionale Specialisti Sicurezza in Aziende di Intermediazione Finanziaria. Per ulteriori
approfondimenti: www.anssaif.it)
Venerdì, 29 settembre 2006
IT Outsourcing: Best Practice e Auditing (Fonte: Clusit).
Sono terminati i lavori del Gruppo di Ricerca AIEA "L'OUTSOURCING IT: BEST PRACTICE
E AUDITING".
A conclusione delle attività, è stato pubblicato un documento nel quale sono raccolte
"alcune best practice pertinenti alla professione dell'IS Auditor quando essa sia esercitata per la revisione
di realtà nelle quali il Sistema Informativo, o anche la sola gestione dell'infrastruttura IT, siano stati
esternalizzati".
Riportiamo, di seguito, parte della prefazione del documento.
«Nel corso della ricerca ed in questo documento abbiamo scelto di evidenziare quegli aspetti che sono emersi
dall'esperienza e dalla sensibilità dei componenti del gruppo di lavoro, aspetti che sono stati
volutamente privilegiati rispetto alla consuetudine che, in un ambito come questo, ne vorrebbe invece vedere
l'esposizione limitata al minimo.
Questo lavoro è stato svolto in collaborazione da AIEA e CLUSIT con l'intento di approfondire, come
già evidenziato, sia le tematiche proprie dell'attività di Auditing che le tematiche relative
alla sicurezza in particolare nella gestione del contratto.
Pertanto una particolare attenzione è stata posta agli aspetti legali/contrattuali e agli aspetti
della sicurezza, senza i quali risulta difficile una efficace gestione dei rischi di un processo di
outsourcing.»
Il documento è per il momento riservato ai soci AIEA e ai soci CLUSIT. A breve sarà anche
organizzato, su tale argomento, un convegno/seminario a cura di AIEA e CLUSIT.
Martedì, 26 settembre 2006
Fonte: The Iso 17799 / ISO 27001 Newsletter
BS7799-1 became ISO 17799. Then, BS7799-2 emerged, to evolve into ISO 27001. Now: BS7799-3
has been born.
It is titled "Information security management systems - Part 3: Guidelines for information security risk
management", and is intended to provide guidance and support for the implementation of ISO27001. It is
mooted that it too will eventually become an ISO standard: ISO 27005.
Risk management of course is part and parcel of information security, and also of the security standards.
That BSI should introduce a standard embracing it is therefore no surprise. For further information
Standard Direct BS7799
INFORMATION SECURITY NEWS
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1) The creators of the Zotob worm, which disrupted networks at a number of media outlets, have been
jailed in Morocco for between one and two years. The worm is estimated to have caused $400 million in
damages.
2) AT&T have admitted that the personal information of about 19,000 customers has been accessed by
hackers via the company's online store. The company is working with the law enforcement agencies to track
down the perpetrators.
3) Telecom provider Verizon is also in the news, having admitted that an employee accidentally sent an
email attachment containing information on about 5,000 customers to 1,800 of its customers.
4) A study of prosecutions by the US Dept of Justice has revealed that corporations attacked by
cybercriminals over the last few years lost an average of $3 million per case.
Iso 17799: The World Wide Phenomenon
=================================
Our source list for recent purchases of the standard always proves to be a popular talking point.
The most recent thousand or so is as follows:
Argentina 3 - Australia 19 - Austria 7
Barbados 1 - Belgium 14 - Bermuda 2 - Bosnia and Herzegovina 2 - Brasil 11
Canada 101 - Cayman Islands 1 - Chile 5 - China 8 - Colombia 11 - Costa Rica 1 - Croatia 1 - Cyprus 3
Denmark 15
Egypt 6 - Estonia 1
France 14
Germany 51 - Gibraltar 1 - Greece 5 - Guatemala 1
Hong Kong 11 - Hungary 5
Iceland 2 - India 14 - Indonesia 3 - Ireland 27 - Israel 3 - Italy 31
Jamaica 3 - Japan 9 - Jordan 1
Korea 2
Lebanon 1 - Luxembourg 2
Malaysia 9 - Malta 2 - Mexico 19
Netherlands 32 - New Zealand 7 - Norway 19
Panama 1 - Peru 1 - Philippines 3 - Poland 4 - Portugal 4
R.O.C. 2 - ROMANIA 2 - Russia 6
Saudi Arabia 7 - Singapore 16 - Slovak Republic 1 - Slovenia 2 - South Africa 11 - Spain 24 -
Sultanate of Oman 1 - Sweden 12 - Switzerland 43
Taiwan 4 - Thailand 1 - Tunisia 1 - Turkey 4
UK 341 - United Arab Emirates 7 - USA 492
Venezuela 1
Giovedì, 30 marzo 2006
Privacy: operatori telefonici e call center
Dal Garante chiarimenti in materia di servizi telefonici, call center, trasparenza dei ruoli
tra operatori e dealer di telefonia. Per effetto del c.d. “Milleproroghe” gli obblighi scattano
dal 31 maggio 2006, data entro la quale gli operatori dovranno anche comunicare le conformi misure adottate.
I contenuti erano ampiamente prevedibili, come deduzioni dirette e su alcuni punti
mere esplicitazioni del disposto del Codice. Quanto all'emanazione era attesa, precisamente perchè, nel
persistente quadro di aggressività sul market sharing, un approach di prima battuta complessivamente
minimalista alla gestione della sicurezza da parte dell'industry aveva lasciato porte aperte alle pratiche elusive
o peggio di alcuni player. Pratiche non rubricabili come incidenti di percorso e comunque non sufficientemente
contrastate, stante la pletora di ricorsi (fondati) al Garante.
Le principali novità riguardano:
• la nota questione dei servizi non richiesti in dipendenza di contratti di adesione (modifiche, estensioni)
impropri, erronei, fraudolenti: schede, segreterie, cps e adsl affibbiati d'ufficio, supporti cartacei carenti o
fasulli, ecc.
• la identificazione del cliente e la preventiva raccolta del consenso per ogni nuovo servizio, con un massimo
stabilito di schede per cliente, grosso modo profilato in consumer o business, rispettivamente di 4 e 7,
dopodichè il contratto dovrà essere in forma scritta
• conseguentemente l'obbligo di individuare e gestire le posizioni multischede/multiservizio
• la sicurezza nelle attività dei call center in quanto ambienti "cross border" tra operatori e dealer:
l'outsourcing di processi non ben determinati, tracciabili e controllati non deve (più) determinare zone
grigie di interposizione, opacità e rischio, e in definitiva agevolare prassi "figlie di nessuno" lesive
dei diritti, non sicure o fraudolente
• la chiarezza dei ruoli privacy tra operatori e dealer, che deve trovare rispecchiamento nelle carte
previste dal Codice e tra carte e realtà: esatta individuazione dei processi esternalizzati, tecnologie,
organizzazione (ricordando che in fatto di titolarità riveste un ruolo peculiare la potestà
decisionale sotto il profilo della sicurezza)
• gli obblighi di acquisire la preventiva disponibilità del potenziale cliente a ricevere le proposte
e di fornire d'iniziativa le informazioni dovute per legge agli interessati, fra le quali figura, anche se finora
nessuno sembra farci caso, l'identità del dealer come responsabile e/o titolare di trattamento, non un nome
di battesimo + la ragione sociale di qualcun altro: "Telecom", "Infostrada" ecc.
• obbligo di fornire a richiesta dettagliate informazioni sulla fonte dei dati posseduti e la destinazione
dei dati acquisiti, sulle modalità di trattamento, sui terzi coinvolti ecc.
• obblighi di loggare ciascuna transazione di dealing per esecutore (senza violare la legge 300!) e di attivare
senza indugio le procedure interne di tutela dei diritti: ricerca, comunicazione, rettifica, blocco, cancellazione,
loggando quanto meno l'input iniziale (richiesta dell'interessato), nonchè gratuità di tali procedure
se motivate.
In sintesi: 1) focus sul rispetto dei diritti, 2) mediante la gestione efficace della sicurezza.
Sui diritti la sostanza è che la legge e specificamente l'articolato sui diritti dell'interessato si applica
anche nel telemarketing di telefonia, nè si vede cos'altro avrebbe potuto decidere il Garante. Il peso
sarà ripartito su operatori (tecnologie di retrieving e sorting sicuramente già possedute, si
tratterà forse di introdurre funzionalità "go" di ultima istanza e di ingegnerizzare la gestione
dei soprannumerari) e dealer (disclaimer, organizzazione e istruzione del personale, sistemi di scoraggio e
tracciamento delle transazioni: cose invece in molti casi ancora da fare, poi da mantenere). L'obbligo di
identificazione potrebbe scatenare la caccia alle informazioni contrattuali come per altre utilities (elettricità,
gas) e nella vendita di telefonia porta a porta, ma operatori e dealer multicliente dovrebbero già essere
attrezzati contro il trading fraudolento di dati. La registrazione obbligatoria delle richieste degli interessati
sembra suggerire una gestione centralizzata in fase iniziale e per i piccoli call center; negli altri casi
(operatori, call center multisede) o successivamente una gestione distribuita a ticketing adeguatamente
“blindata”; a ogni modo si tratta ormai di testare la procedura adottata ed eventualmente modificare
o dettagliare opportunamente.
Quanto alla sicurezza è esplicito il richiamo al dovere di adottare e mantenere misure idonee e non solo le
mms (misure minime di sicurezza), con doverosa sottolineatura dell'inversione dell'onere della prova del danno. La
logica è top-down: operatori e dealer hanno distinta titolarità, ciascuno provvede al suo e ne
risponde, pertanto il discrimine sui ruoli, i processi e i compiti attribuiti ai diversi soggetti deve essere non
equivoco: ciò non è intuitivo in ambienti ove lavoratori interinali in forza al dealer acquisiscono
dati da consumatori utilizzando formulari stabiliti dall'operatore per imputarli su macchine del dealer con
programmi installati e gestiti dall'operatore. In più, incombe all'operatore nel proprio stesso interesse
di esercitare il controllo sul dealer. Che una integrazione contrattuale o lettera di prescrizioni una tantum come
da Codice (che intanto si deve fare) e/o la raccolta-custodia di checklist autocertificate siano strumenti efficaci
è lecito dubitare: fino ad oggi no di sicuro. Ma siamo agli esordi, si comincia dall'abolizione del "nenti
sacciu nenti vidi" via voip e del "management by passaparola" nella sicurezza dell'outsourcing, poi si vedrà
come la metteranno gli operatori... sentiti i consumatori. E già evidente, però, che tra i player
chi ha dato e dà peso alla sicurezza ha già oggi e manterrà un vantaggio competitivo. Nel complesso,
dal Garante viene una spinta realistica ma non aggirabile verso l'adozione di sistemi di gestione della sicurezza
credibili, tanto nell'ambito degli operatori che dei dealer: cioè verso le buone pratiche Iso 17799 (ora
Iso Iec 27000) e lo standard BS 7799. Come volevasi dimostrare.
Mercoledì, 15 febbraio 2006
Impronta Digitale offre i Knowledge Kit, set documentali per lo statutory e la formazione
In seguito alle numerose richieste, Impronta Digitale propone i Knowledge Kit,
set documentali guida per lo svolgimento interno degli adempimenti relativi alle misure minime di
sicurezza del Codice Privacy.
Costo contenuto e set totalmente modulare sono le caratteristiche del kit, che deve ritenersi concepito
per le esigenze basiche di imprese e soggetti di piccole dimensioni, non particolarmente complesse e che non
trattano tipicamente rilevanti quantità di dati personali o dati sensibili.
Visitate la sezione Knowledge Kit contenente costi e modalità per
l'utilizzo dei documenti.
Venerdì, 23 dicembre 2005
Differita la scadenza per le misure minime. Ancora prorogato il Codice Privacy.
Ci risiamo, ennesimo rinvio della scadenza dell'adeguamento Privacy. Inutile ripetere
che il rinvio riguarda esclusivamente le nuove misure di sicurezza introdotte per la prima volta nel D.Lgs.
196/03 e non contenute nel DPR 318/99.
Il rinvio della redazione del DPS al 31 Marzo 2006 riguarda solo quelle aziende il cui obbligo non era già
previsto prima dell'introduzione del nuovo Codice Privacy.
Purtroppo stiamo notando che la proroga viene recepita da molte persone come proroga totale di tutto ciò
che riguarda la Privacy, complice anche la cattiva informazione di molti consulenti che pensano che
temporeggiando riusciranno ad attirare molti più clienti nella propria rete.
Fonte: Il Sole 24 Ore www.sole24ore.com
Lunedì, 12 dicembre 2005
Il Parlamento Europeo approva le direttive di Basilea 2
Aggiornamenti sul recepimento delle linee guida denominate Basilea 2
Il 28 settembre il Parlamento Europeo ha approvato la direttiva comunitaria sull'adeguatezza patrimoniale
degli Istituti di Credito che recepisce sostanzialmente Basilea 2. E' un passo importante del lungo iter
di recepimento del nuovo accordo. Tutto secondo copione, con l'obiettivo dichiarato di non rinviare
l'approvazione di una materia delicata (gli stati membri dovranno recepire in legge la direttiva entro il 2007)
per non penalizzare le banche europee.
Maggiori approfondimenti sul sito: www.basilea2.com
Lunedì, 28 ottobre 2005
Pubblicazione del nostro nuovo sito
E' on-line il nuovo sito istituzionale della società.
La nuova pubblicazione contiene, tra l'altro, molti documenti di interesse per l'impresa, la presentazione
degli applicativi software proprietari e informazioni legate al mondo dei Sistemi di Gestione
della Sicurezza delle Informazioni ed alla comunicazione digitale
Lunedì, 10 ottobre 2005
BS7799:2-2002 / Iso Iec 17799:2005: standard in transizione
Dopo l'aggiornamento del giugno scorso, il British Standard 7799
(BS7799) potrà essere rinumerato nella serie ISO 27000.
La nuova definizione è in fase di studio ma si articolerà come esposto di seguito:
– ISO 27001 sarà associato all'attuale BS7799:2-2002. Questa è la documentazione richiesta
per un Sistema di Gestione della Sicurezza delle Informazioni (ISMS). La versione definitiva è attesa
per la fine del 2005;
– ISO 27002 sarà associato all'attuale “code of practice” ISO 17799 (Security
Techniques). Il cambiamento comunque non sarà imminente;
– ISO 27003 sarà il nuovo set dello standard che andrà a coprire l'area del Risk
Management;
– ISO 27004 sarà lo standard definito per L'Information Security Management Metrics & Measurements
come e quando misurare i controlli e i processi di un sistema ISMS. E' atteso per i primi mesi del 2007;
– ISO 27005 indicherà le linee guida per l'implementazione di un sistema ISMS ed è atteso
per la metà del 2007.
Venerdì, 30 settembre 2005
Privacy: 3 mesi alla scadenza.
Dopo le ultime proroghe del Garante al Decreto Legislativo
196/03 (Codice Privacy) rimane invariata la data ultima (31 dicembre 2005) per l'adozione
delle Misure Minime di Sicurezza.
Ogni soggetto giuridico (aziende, associazioni, liberi
professionisti, ecc.) DEVE aver redatto il Documento Programmatico sulla Sicurezza (DPS) e adottato
i requisiti minimi richiesti dal Decreto entro il 2005.
I dati di settore indicano che il 60% delle aziende non ha ancora “potuto” adempiere alla
legge e restano pertanto esposte alle (dure) sanzioni amministrative e penali.
Impronta Digitale ha un notevole knowledge ed una grande esperienza pratica sul tema, tali da consentire
alle aziende di adeguarsi in tempi rapidi e con il minimo dispendio di denaro.
Qualora la vostra azienda non avesse ancora intrapreso il percorso di adeguamento e/o non disponga della
la conoscenza per valutare se ciò che si è fatto sia sufficiente per adempiere alla legge,
contattateci al più presto, vi forniremo un adeguato
supporto e linee guida efficaci per evitare “sorprese”.
Giovedì, 14 aprile 2005
Rilasciato il modulo Audit Map 1.0
A completamento dell'applicativo Audit Box 1.0
(software appartenente alla suite applicativa per il Rischio Operativo Bancario - Basilea 2)
viene rilasciato il modulo Audit Map 1.0,
consolle di monitoraggio in tempo reale degli incidenti afferenti il rischio operativo bancario
(regolamento Basilea 2).
Venerdì, 19 novembre 2004
Rilascio della nuova release di Audit Box.
Con la versione 1.0 ora Audit Box integra l'engine di workflow
(certificazione e qualità del dato) Floware di Plexus Recognition Bantec.
Giovedì, 19 Maggio 2004
Exposanità 2004 - Fiera di Bologna
Relazione sul tema "Privacy e Sanità",
con la partecipazione di strutture sanitarie pubbliche, private e14282 associazioni di volontariato.
Martedì, 16 Marzo 2004
Ente Mutua - Milano
Relazione sul tema "Privacy e Sanità",
con la partecipazione di strutture sanitarie pubbliche e private.
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